Tavoli In Arte

Tavoli in Arte
di Ernesto Lunati

C’era una volta un pezzo di legno. Come all’inizio di Pinocchio.
Quando noi guardiamo un pezzo di legno, difficilmente lo associamo a un’opera d’arte. Tutt’al più, ci vediamo la possibilità di farne un qualche uso concreto, ma ovviamente è più comodo comprare l’oggetto finito dal falegname.
Laura è una quarantenne minuta, radiosa, dal carattere molto deciso. I suoi occhi penetrano nel substrato materiale, squadrano le venature del legno e del marmo in modo diverso dai nostri.


“L’oggetto mi parla. Io lo vedo già rivestito. Si tratta di esaltare le caratteristiche naturali del pezzo, soprattutto quelle che nel normale processo artigianale sarebbero viste come difetti da nascondere. La creazione si forma subito nella mia testa.”
La creazione di un tavolo, in questo caso. Un tavolo non è una scultura, qualcosa da guardare e basta; un tavolo bisogna toccarlo, viverlo. È un un compagno della nostra esistenza, col suo ruolo di sostegno e di appoggio. Un tavolo è fatto dal lavoro dell’uomo e per l’uomo deve a sua volta lavorare. Un oggetto di uso quotidiano che eventualmente si presenta come elemento artistico e, nel progetto di Laura, diventa un “unicum”.
“Tavoli in Arte” è come un fiore inatteso, però nato in un terreno già fertile. Laura è un’artista da sempre. Sculture, dipinti, arte povera, collezioni di elementi impensabili e improbabili: la sua casa è una vetrina ridondante di materia. Qui l’horror vacui viene combattuto ogni giorno senza tregua. Qui gli oggetti ricevono una seconda vita e una nuova dignità regalata da uno spiccato senso estetico, dall’amore per la bellezza in tutte le sue manifestazioni.
L’esperimento risale a meno di tre anni fa: a parlare è un tronco di noce. Pian piano il legno prende forma, e colore. Laura impara a usare la resina. Il risultato è tale da indurre l’autodidatta a proseguire nella stessa direzione. Il prototipo, lungo e massiccio, con decorazioni del mondo sommerso, potrebbe essere solo uno dei tanti esperimenti di un’artista part-time, di una donna in carriera coi suoi grilli per la testa. Solo una tra le varie espressioni di una personalità vulcanica, cui il lavoro d’ufficio, la routine di tutti i giorni vanno decisamente stretti. Quel tavolo diventa invece qualcosa di più, per Laura: il trampolino di lancio per cambiare vita, abbandonando l’amata Milano per il tranquillo laboratorio in centro a Pavia, per dedicarsi a tempo pieno (anzi: pienissimo) all’artigianato artistico, con esiti di altissima qualità, come attestano pareri esperti.


I tavoli di Laura vengono esposti negli shop di arredamento artistico a Milano e a Pavia. Compaiono su internet (sito web: tavolinarte.it; “Tavolinarte” è su Facebook; Instagram; Youtube). Vengono destinati ad abitazioni private e locali pubblici. Sono stati in mostra al Salone del Mobile di Milano, a PaviArt e ad altri eventi di arte contemporanea.
“Tratto da sola tutte le fasi del lavoro, dall’intaglio alla pittura, alla resinatura, non per presunzione, ma perché ogni aspetto del tavolo, la forma, il colore, la consistenza, è collegato a tutti gli altri, prima nella mia fantasia e poi nel prodotto finale.”
L’originalità è un obiettivo consapevole: fin dall’inizio l’artista tiene per certo che la sua materia non acquisterà le sembianze di qualcosa che già esiste, perderebbe in tal caso il diritto stesso di essere. Per questo occorre investire su materiali di pregio, con una storia antica, e accessori che spesso non sono facilmente reperibili. E per questo il piano del tavolo è solo una parte del lavoro decorativo: parimenti le gambe, eventuali pannelli o traverse si trasformano in soggetti espressivi. Non solo legno, comunque, anche marmo, ferro, onice e cristallo prendono vita, animati da temi che provengono dal mondo naturale: pietre, fiori, farfalle, insetti, pesci, uccelli; o assoggettati a forme geometriche: linee rette, poligoni, cerchi, ovali che si combinano, dividono e ricombinano come atomi primordiali nella poesia di Lucrezio.
Poesia e musica. Laura è costantemente accompagnata nel lavoro dalla sua musica, l’altro grande amore di un’anima coltivata a classici, per cui “andare a teatro è abituale come andare al supermercato”. Ogni tavolo deve la sua ispirazione, oltre che alla sensibilità e fantasia dell’autrice, all’effetto subliminale delle note di un grande compositore.
“L’ultimo tavolo è cominciato con Mahler, ho cambiato un po’ di sinfonie ma proprio non andava. Ho capito che avevo bisogno di più energia e suoni contemporanei. Philip Glass è perfetto”.
C’era una volta un pezzo di legno, ma quel legno era vivo, proprio come nel racconto di Collodi.

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